Osteopatia e Fibromialgia: valutazione dei trattamenti

Albore A., Demasi S., Moretti D., Ripamonti M. Relatore: Tornatore G.

La fibromialgia (FM) è una forma comune di dolore muscoloscheletrico diffuso e di astenia che colpisce approssimativamente 1,5 milioni di italiani.

Il termine fibromialgia significa dolore nei muscoli e nelle strutture connettivali fibrose (legamenti e tendini). Questa condizione viene definita “sindrome” poiché esistono segni e sintomi clinici che sono contemporaneamente presenti.

I dati esistenti suggeriscono che nel suo trattamento potrebbe essere utile la terapia manuale osteopatica. Gli studi inclusi testano un intervento di terapia manipolativa, yoga, agopuntura e massaggio. In tutti gli studi, tendenzialmente, sono migliorati quasi tutti i parametri (sia di funzionalità globale che di benessere psicofisico). Nello studio dei pazienti trattati con osteopatia i risultati sono ancor più positivi.

Fibromialgia fattori di rischio

L’andamento dei sintomi varia in rapporto a numerosi fattori esterni: fattori climatici, fattori ambientali, fattori ormonali, fattori stressanti, fattori psicologici, (Therhorst et al.,2014).
La fibromialgia in Italia non è riconosciuta come invalidante, invece in altre nazioni è la causa più frequente di richieste di pensioni d’invalidità.

Fibromialgia sintomi e segni

Il dolore è il sintomo predominante della fibromialgia. Generalmente, si manifesta in tutto il corpo, sebbene possa iniziare in una sede localizzata, come il rachide cervicale e le spalle, e successivamente diffondersi in altre sedi col passar del tempo. Il dolore viene descritto in diverse modalità come sensazione di bruciore, rigidità, contrattura o tensione. Spesso varia in relazione ai momenti della giornata, ai livelli di attività, alle condizioni atmosferiche, ai ritmi del sonno e allo stress. Per alcuni il dolore può essere molto intenso.

Sebbene l’esame obiettivo di taluni pazienti risulti solitamente nella norma, un attento esame dei loro muscoli rivela la presenza di aree algogene in sedi specifiche – i tender point. Questi sono quasi sempre presenti su entrambi i lati del corpo e possono essere latenti normalmente con dolore evocabile solo alla digitopressione (Wolfe et al.,1995). La malattia non tende a peggiorare con il tempo, tuttavia può influenzare la vita lavorativa e associarsi a molte altre patologie:
• sindrome da affaticamento cronico
• sindrome dell’intestino irritabile
• emicrania
• cefalea muscolo-tensiva
• depressione
• endometriosi
• lupus
• osteoartrosi
• artrite reumatoide
• sindrome delle gambe senza riposo

È probabile che la maggior incidenza femminile rispetto ai maschi (9:1) sia da ricondurre a una diversa interazione tra fattori genetici, biologici, psicologici e socio culturali. Certamente gli estrogeni hanno un ruolo importante nella modulazione del dolore, come pure la ridotta produzione del testosterone nel sesso femminile. Lo stato dell’arte sulla fibromialgia:

  1. non è una malattia ad origine “periferica”, in quanto non sono mai state dimostrate alterazioni muscolari o tendinee significative.
  2. Spesso può essere individuato un evento scatenante: trauma fisico o psichico, malattia febbrile, altro evento stressante come intervento chirurgico.
  3. Esiste una familiarità – la maggiore prevalenza di alcuni alleli del sistema HLA.
  4. Non è una malattia psicosomatica; i tratti psicopatologici sono sovrapponibili ad altre patologie caratterizzate da dolore cronico come l’artrite reumatoide.
  5. Una delle caratteristiche è l’iperattività simpatica che si traduce in particolare in alterazioni della microcircolazione periferica e centrale: alterata distribuzione dei capillari a livello del tessuto muscolare con ipervascolarizzazione dei tender point, fenomeno di Raynaud, alterazioni del flusso cerebrale con diminuzione del flusso nel nucleo caudato e talamo – deputati a trasmissione e modulazione del dolore.
  6. Esistono alterazioni di neurotrasmettitori a riprova della origine “centrale” della fibromialgia: ridotta concentrazione di serotonina e 5-idrossi-triptofano, ridotta produzione di melatonina, aumento delle concentrazioni di sostanza P. Tutti coinvolti nella modulazione del dolore e nella regolazione del sonno.

Tutti i fattori scatenanti descritti hanno in comune probabilmente la capacità di agire a livello midollare o cerebrale. Un colpo di frusta è in grado di scatenare la fibromialgia: si realizza quindi una redistribuzione del flusso cerebrale con ischemia relativa di alcune aree deputate al controllo delle vie del dolore con progressivo peggioramento. Tali meccanismi vengono poi potenziati e mantenuti da numerosi eventi collaterali, tutti orientati verso un mantenimento dello squilibrio neurovegetativo, che complicano lo scenario patogenetico (White KP et al.,2012). Tuttavia, le sopracitate alterazioni sono potenzialmente correggibili e reversibili. (Terry R et al., 2012).

Fibromialgia terapia

Grazie alla scoperta dei meccanismi alla base della fibromialgia si possono oggi utilizzare farmaci in grado di correggere i deficit alla base della malattia. Oltre ai nuovi farmaci esistono alcuni trattamenti non farmacologici estremamente efficaci in grado di modificare l’iperattività neurovegetativa. (Terry R. et al.,2012). Tra le possibilità di trattamento vi sono:

  • – Terapia farmacologica: combinazione di farmaci miorilassanti e farmaci che potenziano l’attività della serotonina ma anche di noradrenalina, dopamina, nonché antiepilettici. (White KP et al.,1995).
  • – Terapia non farmacologica:
    • Terapie fisiche – TENS, ionoforesi, termoterapia;
    • Biofeedback elettromiografico;
    • Omeopatia – approccio Rhus Tox (Liptan G et al.,2013);
    • Terapia di rilassamento muscolare autogeno di Schulz;
    • Terapia cognitivo-comportamentale;
    • Terapia di rilassamento basata su tecniche Ericksoniane, (R Norman et al.,2007).

Obiettivo della tesi

L’obiettivo della tesi è stato quello di effettuare una revisione sistematica della letteratura ad oggi pubblicata, analizzando i diversi approcci terapeutici non convenzionali in pazienti affetti da FM.
Lo scopo è stato di verificare l’efficacia del trattamento osteopatico, dell’agopuntura, del massaggio svedese e della pratica yoga.
Per verificarne l’efficacia abbiamo analizzato gli studi che hanno misurato in maniera strumentale ed oggettiva il grado della patologia e della scelta terapeutica maggiormente efficace.

Osteopatia e Fibromialgia

Analizzati i singoli risultati dei vari studi presi in considerazione possiamo definire l’osteopatia (OMT) una metodica di trattamento efficace nell’affrontare pazienti affetti da fibromialgia. Il metodo osteopatico basato sul trattamento fibromialgico prevede un lavoro di riequilibrio globale delle funzioni del corpo cosi da dare beneficio al malato.
Il trattamento dei  trigger point con manovre osteopatiche soft tissue ha permesso di ridurre il dolore percepito del paziente. Possiamo perciò affermare che il trattamento osteopatico migliora la qualità della vita del malato riducendone dolore, rigidità e limitazione funzionale nelle azioni della vita quotidiana.

Certamente potremmo analizzare e affrontare meglio il malato fibromialgico non solo con massaggio svedese, yoga, agopuntura ma anche attraverso l’osteopatia.

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