Fascia: la struttura dimenticata

Estratto dall’Italian Journal of Anatomy and Embriology – IJAE

La conoscenza approfondita della fascia può aiutare i clinici nella comprensione del sistema mio-fasciale e del ruolo della fascia profonda nelle disfunzioni muscolo-scheletriche. Le caratteristiche tipiche delle fasce superficiale e profonda e la loro relazione con nervi, muscoli e vasi sanguigni evidenziano, infatti, il possibile ruolo della fascia profonda nella propriocezione e coordinazione del movimento periferico.

Nel 1987, Myers afferma: “l’approccio tradizionale che studia i muscoli come entità indipendenti, ha creato una barriera nella comprensione del grande disegno della funzione fasciale”. Il sistema muscoloscheletrico, infatti, è sempre stato studiato nelle sue componenti di ossa e muscoli. La fascia era solitamente considerata solo come collante per tenere insieme i pezzi.

Il crescente numero di articoli, la partecipazione a congressi sulle fasce e le diverse tipologie di terapie manuali che coinvolgono il sistema fasciale, evidenziano un maggiore interesse della ricerca sulla fascia negli ultimi anni. È sempre più evidente, infatti, che la fascia può giocare un importante ruolo nel ritorno venoso (Caggiati, 2000), sulla dissipazione dello stress tensionale localizzato a livello delle entesi (Benjiamin, 2008), nell’eziologia del dolore (Langevin 2001), nell’interazione tra i muscoli degli arti (Huijing et al., 1998; Huijing, 1999; Huijing and Baan) e percezione e coordinazione del movimento (Vleeming et al., 1995, 1996; Stecco L., 1996, 2004; Stecco L. and Stecco C., 2009), grazie alle sue peculiari proprietà meccaniche e ricche innervazione.

Huijing et al. (2003) hanno dimostrato che solo il 70% della trasmissione della tensione muscolare è gestita attraverso i tendini, che svolgono un ruolo puramente meccanico, e che il restante 30% della forza muscolare viene trasmessa al tessuto connettivo che circonda i muscoli, evidenziando il ruolo della fascia profonda nella coordinazione periferica di muscoli agonisti, antagonisti e sinergici.

Le numerose funzioni della fascia, includono il ruolo dell’ectoscheletro per l’inserzione muscolare e gli strati protettivi per le strutture sottostanti (Wood Jones, 1944; Benjiamin, 2009). Infine, studi recenti hanno evidenziato la continuità del sistema fasciale tra regioni, portando a presumere che svolga un ruolo come organo propriocettivo e comunicativo per tutta l’estensione del corpo (Langevin, 2006; Langevin et al., 2006; Lindsay, 2008; Kassolik et al.,2009).

Questo ampio elenco delle funzioni, in parte, deriva dal fatto che il termine fascia era stato associato ad un ampio numero di tessuti molto diversi, come ad esempio la fascia lata, la fascia toracolombare, la fascia plantare, palmare e la fascia cervicale e cervicopettorale, fino ai numerosi tessuti che avvolgono tutte le strutture con mobilità all’interno di tutto il corpo. Secondo l’American Heritage Stedman’s Medical Dictionary (2007), la fascia è “uno strato o un gruppo di tessuti connettivi che avvolge, separa o lega muscoli, organi e altre strutture molli del corpo”, quindi solo in tessuto connettivo fibroso può essere definito propriamente come “fascia”, di conseguenza è sbagliato usare questo termine per riferirsi a tutti i tessuti connettivi del corpo. In accordo con la definizione trattata sopra, tra la pelle e il piano muscolare del corpo umano, è possibile identificare 3 differenti strati di tessuto connettivo fibroso: fascia superficiale, fascia profonda e l’epimisio, separato dalla fascia viscerale.

Queste distinzioni dei vari piani fasciali, non sono sempre chiaramente definite, da uno o più strati scompaiono, o sono strettamente connessi fra di loro, come nella fascia delle regioni palmare o plantare, dove le adesioni degli strati superficiali e profondi formano un unico strato di tessuto connettivo chiamate rispettivamente aponeurosi palmare (Stecco c. et al 2009b) e fascia\aponeurosi plantare (Natali et al, 2010).

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